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Vaccini COVID19: differenze tra quelli con RNA e quelli con vettore virale

Il COVID19, che ormai ci fa compagnia da quasi un anno, sta finalmente iniziando ad allentare la sua morsa, specie grazie ai vaccini.

La massiva campagna vaccinale infatti, nonostante gli intoppi iniziali, ha cominciato a procedere spedita: in questi giorni potranno vedersi inoculata la propria dose tutti coloro che hanno dai 12 anni in su.

La ricerca scientifica si è dimostrata veloce e fondamentale per contrastare la pandemia e ha donato al mondo diverse tipologie di Vaccini anti COVID19.

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Pfizer, Astrazeneca, Moderna e Janssen sono parole ormai entrate di diritto nel quotidiano di tutti.

Perciò mi sono chiesta: ma cosa cambia tra un vaccino e l’altro? Sono tutti ugualmente efficaci? Facciamo insieme un po’ di indagine 🙂

Differenze tra vaccino a base di RNA e vaccino a vettore virale

Tutti sappiamo che il vaccino COVID 19 è presente in fiala e che viene somministrato tramite un’iniezione intramuscolare sul braccio destro e/o sinistro.

Sappiamo inoltre che, come ricorda l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), il vaccino funziona poiché contrasta la malattia da Sars-CoV-2 inducendo il sistema immunitario a produrre anticorpi capaci di combattere i microrganismi responsabili della malattia (la cosiddetta proteina Spike).

Sulla base di questo, i ricercatori hanno sviluppato 2 diverse tipologie di vaccini: quelli a base di RNA e quelli che sfruttano un vettore (messaggero ndr) virale.

Vaccini a base di RNA (Pfizer e Moderna)

Questa prima categoria di vaccini COVID 19 usa l’RNA (l’acido ribonucleico) come ”messaggero” per sintetizzare la proteina Spike, responsabile dell’insorgenza del COVID.

Il meccanismo di funzionamento è molto semplice: il vaccino con RNA attiva i linfociti T del sistema immunitario – che a loro volta ”avvisano” i linfociti B – per sviluppare gli anticorpi volti a contrastare la proteina Spike.

L’informazione trasmessa al sistema immunitario rimane nella memoria cellulare, perciò il meccanismo difensivo si attiva ogniqualvolta proteine Spike si presentano nell’organismo.

Specchietto di funzionamento del vaccino con RNA Pfizer BioNTech

Dopo aver mobilitato il sistema immunitario, la composizione del vaccino a base di RNA si degrada naturalmente.

Pfizer e Moderna sono i due vaccini a base di RNA messaggero presenti in Italia; gli scienziati del Comitato Tecnico Scientifico (CTS) e dell’Associazione Italiana del Farmaco (AIFA) hanno chiarito che sono equivalenti, ossia funzionano nel medesimo modo.

Vaccini a vettore virale (Astrazeneca e Jansenn)

Questa seconda categoria di vaccini COVID19 usa invece, sempre come messaggero, un virus modificato in laboratorio o totalmente inattivato.

Il funzionamento del sistema immunitario è il medesimo che si ottiene con i vaccini a base di RNA, semplicemente cambia il vettore.

Specchietto di funzionamento dei vaccini Astrazeneca e Jansenn

Astrazeneca e Jansenn (il vaccino monodose) usano come vettori virali gli adenovirus, ossia i comuni virus responsabili di malattie come la faringite e il raffreddore; tali virus vengono inattivati, ossia vengono privati della capacità di replicarsi e infettare l’organismo che li ospita.

Nello specifico, il vaccino Astrazeneca usa un adenovirus tipico degli scimpanzé mentre il Jansenn ne usa uno umano, l’Ad26.

Come nel caso del vaccino a base di RNA, anche quello a vettore virale viene smaltito naturalmente dall’organismo.

Quanto sono efficaci i vaccini COVID19

I ricercatori hanno tradotto in percentuali comprensibili a tutti l’efficacia del vaccino a cui si viene sottoposti.

Partendo da Astrazeneca, l’efficacia di prevenzione della malattia sintomatica da Sars-CoV-2 è del 59,1% dopo la prima dose. Nei soggetti cui, dopo 12 settimane, è stata somministrata la seconda dose, la cifra sale a 82,4 %.

Passando al monodose Jansenn, nelle forme più gravi il vaccino arriva fino ad una copertura del 77% dopo 14 giorni dalla somministrazione e dell’85% dopo 28.

Pfizer invece previene al 95% il numero dei casi della malattia sintomatica da COVID19.

Moderna infine ha un’efficacia di prevenzione della malattia sintomatica del 94,1%.

Sulla carta, sembra che i vaccini a base di RNA risultino più efficaci rispetti a quelli a vettore virale; gli esperti hanno tuttavia chiarito che i vaccini a vettore virale, nonostante offrano una copertura parziale, proteggono di più nel caso in cui si contraesse il COVID19, rendendo la malattia meno invasiva e rischiosa.

Durata copertura vaccino COVID19

Non si sa ancora di preciso per quanto tempo sia il vaccino a base di RNA sia quello a vettore virale offrano protezione.

Gli studiosi hanno ipotizzato una copertura tra i 9 e i 12 mesi dalla seconda dose (o dall’unica dose in caso del Jansenn); tuttavia la materia è ancora oggetto di studio e, ad oggi, non sappiamo se saranno necessari altri richiami vaccinali in futuro.

Dopo quanto diventano efficaci i vaccini COVID19

È bene chiarire che la copertura vaccinale non è immediata, ma è necessario che trascorra il cosiddetto ”periodo finestra” affinché l’organismo sviluppi gli anticorpi.

Nel caso di Astrazeneca, la protezione inizia circa 3 settimane dopo la prima dose; tuttavia, fino a quindici giorni dopo la seconda dose, tale protezione potrebbe risultare incompleta.

Jansenn protegge a partire dal 14° giorno dall’unica somministrazione necessaria.

Per quanto riguarda Pfizer, l’efficacia contro il virus è stata dimostrata dopo una settimana dalla seconda dose.

Infine Moderna completa l’immunizzazione due settimane dopo la seconda dose.

Va da sé che il vaccino è l’alleato più valido per la lotta alla pandemia; tuttavia ciò non elimina del tutto la possibilità di contrarre il COVID19 perciò, anche se si è vaccinati, è sempre opportuno usare la mascherina, igienizzare le mani e mantenere le distanze di sicurezza.

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