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IN ITALIA È EMERGENZA LA CONTRACCEZIONE

E’ appena pubblicato il report delle indagini condotte dalla SIGO (Società italiana di ginecologia e ostetricia, ndr) fra giovani e giovanissime, e si evince che che non c’è coerenza negli atteggiamenti delle italiane nell’uso della contraccezione. Le donne italiane non sono ‘fedeli’ ai metodi contraccettivi, passano dalla pillola al profilattico al coito interrotto, ricorrono alla contraccezione di emergenza (10% del campione intervistato), nel 30% dei casi dicono di non aver mai fatto uso di un metodo anticoncezionale, il 27,5% non sono mai andate dal ginecologo (sino a 25 anni di età), per la prima volta non hanno usato (una su tre) precauzioni, sfidano la sorte o il coito interrotto (il 30%), hanno rapporti protetti (il 20%).

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Sulla pillola anticoncezionale il 34% crede che possa essere alleata di forma fisica e benessere, il 35% sa che esistono formulazioni in grado di contrastare la ritenzione idrica, il 63% considera l’impatto corporeo prioritario per la scelta del metodo. Ma andando innanzi all’educazione sessuale si scopre che la prima fonte di informazioni e consigli sulla contraccezione sono le amiche (76%), seguite dalla mamma (37%) ma è alta la percentuale di chi decide da sola (34%) l’uso della contraccezione. La stima delle percentuali di donne che utilizzano la pillola ci presenta un quadro a favore del nord sostanzialmente, con la sola eccezione della Sardegna che si colloca al primo posto nell’uso dei contraccettivi ormonali.
Da questo rapporto L’Italia si conferma agli ultimi posti in Europa per l’utilizzo della contraccezione soprattutto per la mancata volontà di utilizzare metodi contraccettivi (53%), la mancata conoscenza (38%) o l’errato utilizzo (9%). Solo lo 0,3% delle under 19 italiane possiede una buona educazione sessuale, il 26,5% sufficiente, il 72,9% insufficiente; il 67% ritengono utile introdurre nelle scuole superiori la distribuzione diretta e controllata di anticoncezionali, iniziativa, val la pena ricordare, che puntualmente viene bocciata dalle autorità istituzionali, con buona pace delle malattie sessualmente trasmissibili. Il dato più significatico e urgente riguarda la medicina territoriale, che dovrà impegnarsi tanto per promuovere maggiore counselling ed educazione in tema di sessualità.

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